L’Uomo Tigre: Il lottatore che ci ha insegnato il coraggio
Ti ricordi quel ruggito possente? E quel mantello leopardato che volava via un secondo prima di saltare sulle corde del ring? Se sei cresciuto a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, sai bene di cosa parlo.
I nostri pomeriggi davanti alla TV erano un vero e proprio ottovolante di generi ed emozioni: potevamo versare fiumi di lacrime per le sfortunate vicende sentimentali di Candy Candy, imparare a sopravvivere nella natura incontaminata insieme a Flo la piccola Robinson, o magari ridere a crepapelle per le buffe disavventure sull’Olimpo di Pollon e per le simpatiche gag domestiche di Coccinella. Quando volevamo viaggiare con la fantasia avevamo le magiche peripezie in miniatura di Fiorellino giramondo, e se cercavamo l’epica assoluta ci affidavamo alla difesa della Terra a bordo dei possenti mecha di Ufo Robot Goldrake.
Eppure, c’era un appuntamento che aveva un sapore diverso. Molto più crudo, feroce e spietato della pur intensa concentrazione sportiva che respiravamo sul green in Tutti in campo con Lotti. Per noi, il wrestling non era fatto solo di luci scintillanti e lustrini colorati; era fatto di sudore, sangue, lacrime e una maschera che nascondeva un cuore d’oro.
Oggi ci mettiamo a bordo ring, in prima fila, perché stiamo per parlare di un eroe assoluto della nostra infanzia: L’uomo tigre, il cartone animato che ci ha fatto innamorare del wrestling.
Trama: La via del riscatto sul ring
La storia de l’uomo tigre era qualcosa di mai visto prima in TV, e diciamocelo, per i canoni di oggi sarebbe considerata incredibilmente cruda. Il protagonista è Naoto Date, un orfano cresciuto in un istituto che, per diventare forte, scappa e si unisce a “Tana delle Tigri”, una spietata e segreta organizzazione criminale che addestra lottatori disposti a tutto pur di vincere.
Tornato in Giappone, Naoto combatte come un “heel” (un lottatore cattivo e scorretto), venendo persino soprannominato il Demone Giallo. Ma un giorno visita l’orfanotrofio dove è cresciuto e vede i bambini che lo idolatrano per la sua crudeltà. Sconvolto, decide di cambiare. Per non dare un cattivo esempio ai più piccoli (soprattutto al ribelle Kenta), rinnega Tana delle Tigri e inizia a combattere lealmente. Da quel momento, il nostro Tigerman diventa un bersaglio vivente: l’organizzazione gli manderà contro i sicari più mostruosi del mondo del puroresu (il wrestling giapponese) per punirlo del suo tradimento.
Cast o Personaggi: Eroi dal cuore d’oro e mostri di crudeltà
Quando parliamo degli uomo tigre personaggi, non possiamo non citare la dolce Ruriko, la direttrice dell’orfanotrofio che sotto sotto sospetta la vera identità di Naoto, e il piccolo Kenta, il fan numero uno del nostro eroe, sempre in prima fila a fare il tifo.
Ma ammettiamolo, a rimanere impressi nella nostra memoria sono stati i nemici. C’era un sadismo quasi affascinante nei cattivi di questa serie! Impossibile dimenticare il mitico mister x, il viscido emissario di Tana delle Tigri con la pelle cianotica, l’immancabile cilindro e il monocolo, sempre pronto a tramare nell’ombra per distruggere Naoto. E poi c’erano i lottatori disumani che salivano sul ring per ucciderlo, come l’inquietante mister no, quello con una palla di ferro al posto della testa. I combattimenti erano così intensi, drammatici e pieni di pathos che da bambini eravamo quasi convinti che esistesse un uomo tigre vero che lottava in qualche palazzetto per difendere gli orfani di tutto il mondo.

Episodi e messa in onda: Appuntamento fisso del pomeriggio
La prima, storica serie conta ben 105 uomo tigre episodi, andati in onda originariamente in Giappone dal 1969. In Italia è arrivata all’inizio degli anni ’80, trasmessa inizialmente da Rete 4 (che all’epoca era un’emittente privata neonata) per poi diventare un appuntamento fisso e irrinunciabile per decenni su innumerevoli reti locali e circuiti regionali (chi si ricorda Euro TV o le Tv di quartiere?).
Erano pomeriggi fatti di pane e Nutella e occhi incollati allo schermo, soffrendo letteralmente per le botte che Naoto prendeva prima di trovare la forza di reagire, magari usando le sue tecniche segrete o semplicemente la forza della disperazione.
Dove rivederlo oggi
Se ti è venuta voglia di rivivere queste epiche battaglie e asciugarti una lacrimuccia di nostalgia, oggi la situazione è ottima. Conosciuta a livello internazionale col titolo originale di Tiger Mask, la serie storica è tornata facilmente fruibile in Italia. Spesso la si trova in streaming su piattaforme come Prime Video (attraverso i canali aggiuntivi dedicati all’animazione giapponese come Anime Generation). E per chi ama il collezionismo analogico, le edizioni in DVD rimasterizzate rilasciate da Yamato Video sono dei veri e propri tesori da esporre in salotto.

Il rintocco della campanella: Curiosità e FAQ
Siamo scesi dal ring, siamo pieni di cerotti ma felici per la vittoria. Prima di spegnere le luci del palazzetto, però, facciamo due chiacchiere tra noi nostalgici per svelare qualche curiosità che ci portiamo dietro fin da ragazzini.
- Chi cantava la sigla uomo tigre?
Si tratta di un capolavoro assoluto suonato e cantato da Riccardo Zara con I Cavalieri del Re. Ancora oggi, la canzone uomo tigre è considerata una delle sigle più belle della storia della nostra TV, con quel “Solitario nella notte va…” che ci fa venire la pelle d’oca istantanea. - Perché c’è confusione sul suo nome?
L’opera originale giapponese si chiama Tiger Mask. Da noi è arrivato come “L’uomo tigre”, ma il fascino dei termini inglesi ci ha portato a chiamarlo spessissimo tiger man. D’altronde, la stessa mitica tiger man sigla ripeteva incessantemente questa espressione nel ritornello! Se cerchi online le vecchie canzoni uomo tigre per fare un tuffo nel passato, scoprirai che “Tiger Man” è proprio il ritornello ufficiale del brano italiano. - È vero che poi è diventato un lottatore reale?
Verissimo. Negli anni ’80, vista la popolarità immensa dell’anime, la federazione di wrestling giapponese (la NJPW) decise di creare una controparte reale facendogli indossare la maschera del cartone. Il primo e più famoso lottatore a incarnarlo fu il leggendario Satoru Sayama. Il mito animato è letteralmente diventato realtà.

