Ci sono immagini che, in un istante, sanno catapultarci ai tempi del panino con la marmellata e delle ginocchia perennemente sbucciate su quei campetti di strada, dove bastavano due felpe buttate a terra per costruire la porta di una finale mondiale.
La TV dei nostri ricordi ci ha fatto vivere lo sport in tutte le sue forme. Abbiamo consumato il fiato correndo sui prati infiniti di Holly e Benji, abbiamo sognato di volare imitando le schiacciate di Mila e Shiro e abbiamo sofferto insieme a Mimì e la nazionale di pallavolo per i suoi allenamenti infernali. E se da un lato ci piegavamo in due dalle risate con Gigi la trottola, dall’altro c’era un anime in cui il pallone si mescolava a una spietatezza e a una violenza cruda che lo avvicinava molto di più alla disperazione e al sudore del ring di Rocky Joe che a un normale torneo scolastico.
Oggi togliamo la polvere dal vero e proprio pioniere di tutti gli anime calcistici. Stringete bene i lacci degli scarpini, e ricordiamoci che stiamo per affrontare la partita più dura della nostra vita con Arrivano i superboys (conosciuto in Giappone con l’evocativo e crudo titolo di Akakichi no Eleven, letteralmente “Gli undici rosso-sangue”).
Molti credono che il calcio in TV sia nato con Oliver Hutton e Benjamin Price, ma si sbagliano di grosso. Questo anime è stato il vero pioniere del genere calcistico sugli schermi. Prodotto nel lontanissimo 1970, portò per la prima volta in televisione lo “Spokon” (il genere sportivo incentrato su sudore, sacrificio e forza di volontà) applicato al calcio, mescolando l’amore per il pallone con una dose di drammaticità, violenza e ribellione giovanile che oggi sarebbe considerata impensabile per un programma per ragazzi.
Trama
Siamo nei sobborghi di Tokyo, nei primissimi anni ’70. La storia ruota attorno a Shingo Tamai (Shingo nell’originale, anche se a volte nei vecchi doppiaggi italiani venivano usati nomi misti), un ragazzo turbolento, ribelle e attaccabrighe che frequenta il neonato liceo Shinsei. La scuola decide di fondare un club di calcio e affida la panchina a Teppei Matsuki, un ex portiere della nazionale giapponese, divenuto un allenatore dai metodi letteralmente dittatoriali e brutali.
Shingo, non sopportando la disciplina militare e le punizioni corporali di Matsuki, decide inizialmente di ribellarsi e fondare una sua squadra “fuorilegge” per sfidare quella ufficiale della scuola. Dopo una serie di scontri, umiliazioni e pestaggi che lo portano a comprendere il valore del gioco di squadra e del sacrificio, Shingo si unisce alla squadra di Matsuki, diventandone il capitano e l’attaccante di punta. L’obiettivo? Affrontare le squadre dei licei più forti del Giappone in un crescendo di tiri acrobatici e infortuni drammatici.
Cast o Personaggi
I protagonisti di questa serie sono ruvidi, tormentati e indimenticabili:
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Shingo Tamai: Il protagonista assoluto. Ribelle, orgoglioso e con una forza di volontà incrollabile. Inventa tiri speciali massacranti, come il celebre “Tiro a volo di rondine”.
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Teppei Matsuki: L’allenatore. Una figura spietata, che non esita a picchiare i suoi giocatori o a sottoporli a torture fisiche pur di temprarne il carattere, ma che in fondo nutre una profonda stima per Shingo.
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Taizo Ohira: Il ragazzone grande e grosso, leale e inseparabile amico di Shingo. Inizialmente suo compagno di risse, lo segue anche sul campo da calcio diventando una colonna portante della difesa.
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Ryoko: L’immancabile figura femminile, manager della squadra e segretamente innamorata di Shingo, sempre pronta a curare le infinite ferite dei giocatori.
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Kamioka e Misugi: I grandi rivali sul campo. Misugi (da non confondere con Julian Ross di Holly e Benji, il cui nome originale è simile) è l’elegante ed elitario avversario, dotato di una tecnica sopraffina.

Episodi e messa in onda
Prodotto dalla Doga Productions, l’anime vanta 52 episodi andati in onda in Giappone tra il 1970 e il 1971.
In Italia, i Superboys sbarcarono nel 1980, trasmessi principalmente dai circuiti delle televisioni locali e private (come Super 3 o le varie syndication regionali). A differenza di molte altre serie, all’inizio non aveva una vera e propria sigla italiana originale creata ad hoc, ma utilizzava l’energica e malinconica sigla giapponese, che contribuì a donare alla serie quell’aura esotica e un po’ misteriosa che tanto ci affascinava. Solo successivamente venne incisa la canzone italiana Arrivano i Superboys.
Differenza tra Holly e Benji e Arrivano i superboys
Questa è la vera chicca per i puristi dell’animazione! Se Holly e Benji (nato nel 1983) rappresenta il calcio spettacolare, pulito, fatto di fair play, stadi giganteschi e tiri acrobatici al limite della magia, Arrivano i superboys è il calcio “da strada” e della sofferenza.
La differenza principale è il tono: Arrivano i superboys è un anime estremamente violento. Le partite si trasformano spesso in risse furibonde, l’allenatore Matsuki prende a calci e pugni i giocatori se sbagliano un passaggio, e il sangue scorre copioso in ogni episodio. È un cartone che parla di riscatto sociale, povertà e rabbia adolescenziale, in cui il pallone è visto come l’unica via d’uscita dalla devianza. Holly e Benji, al contrario, è la celebrazione dell’amicizia e del sogno dorato di diventare campioni del mondo professionisti.

Dove rivederlo oggi
Recuperare oggi le fatiche di Shingo Tamai è un’impresa degna del suo “Tiro a volo di rondine”.
Essendo un anime molto vecchio e con un doppiaggio storico (purtroppo in alcune parti andato perduto o rovinato), è difficilissimo trovarlo sulle piattaforme di streaming mainstrem come Netflix o Prime Video. I veri collezionisti possono affidarsi ai mercatini dell’usato per scovare i vecchi e ormai rarissimi DVD pubblicati anni fa da Yamato Video. Ovviamente, YouTube rimane l’ancora di salvezza per trovare vecchie registrazioni da VHS caricate dai fan più accaniti.
Sequel, film, libri o anime
C’è un motivo se questo anime è così viscerale e oscuro! Il manga originale da cui è tratto, Akakichi no Eleven, è stato scritto da Ikki Kajiwara, un genio assoluto che è letteralmente il creatore di Rocky Joe e de L’Uomo Tigre!
L’impronta di Kajiwara si sente tutta: eroi tormentati, allenatori sadici e sport visto come lotta per la vita. Non ci sono mai stati veri e propri sequel, film cinematografici o reboot moderni. La serie si è conclusa nel 1971 ed è rimasta una gemma grezza confinata in quegli anni meravigliosi e spietati.
Giochi (anche giochi in scatola, da tavolo etc, ma solo se sono presenti)
Data l’età della serie (arrivata in Italia quando il boom del merchandising strutturato non era ancora esploso come negli anni ’80 e ’90), non esistono famosi videogiochi per console o giochi da tavolo dedicati specificamente ad Arrivano i superboys. I pochi gadget rintracciabili sono principalmente legati a vecchie carte collezionabili giapponesi o a rarissimi cel (i fogli in acetato trasparenti usati per i disegni animati originali) gelosamente custoditi dai collezionisti.
Faq
Prima di rientrare negli spogliatoi stanchi e infangati, ecco un paio di curiosità storiche!
È vero che la serie è ispirata a una storia vera? Sì! Ikki Kajiwara si ispirò molto liberamente alle vicende reali della squadra di calcio del liceo Urawa Minami, situato nella prefettura di Saitama, che in quegli anni, sotto la guida di un allenatore durissimo (il vero professor Matsuki), riuscì nell’impresa clamorosa di vincere tre prestigiosi campionati giovanili consecutivi.
Che significa “Tiro a volo di rondine”? È la tecnica suprema inventata da Shingo nel corso della serie. Consiste nel saltare altissimo appoggiandosi o sfruttando un compagno di squadra, o persino i pali della porta, per poi colpire il pallone al volo con una rovesciata dall’alto verso il basso, simulando la picchiata letale di una rondine. Una mossa che anticipò di oltre dieci anni le acrobazie dei gemelli Derrick!
E tu, eri già un fan del pallone prima dell’arrivo della New Team? Ricordavi i pestaggi dell’allenatore Matsuki? Fammelo sapere qui sotto nei commenti!

