E le cicale, cicale, cicale: l’inno di una generazione che aveva voglia di ballare
Chiudo gli occhi e torno indietro al sabato sera degli anni 80 che in Italia aveva un sapore speciale. Ci si riuniva tutti in salotto, spesso su divani di velluto a coste, davanti a televisori a tubo catodico che, per i più fortunati, cominciavano a riempirsi di colori vivaci. Non c’erano smartphone a distrarci, c’era solo l’attesa di quel momento magico in cui partiva la sigla di Fantastico 2.
E poi, la domenica pomeriggio, il rito si spostava in camera da letto: il rumore sordo e rassicurante della puntina che scendeva sul vinile a 45 giri, e l’urgenza di premere contemporaneamente “Rec” e “Play” sul mangianastri per registrare la nostra traccia preferita. Tra tutti quei nastri magnetici, ce n’era uno che girava fino allo sfinimento. Bastava l’attacco musicale e subito la stanza si riempiva di energia: partiva la canzone cicale, e all’improvviso era impossibile restare fermi.
Testo “Cicale”
E le cicaleCicale, cicale, cicaleE la formicaInvece non cicale micaAutomobili, telefoni, tivùNella scatola del mondo io e tuPer cui la qualeCicale, cicale, cicalePer carnevaleCicale, cicale, cicaleDi chi fa il piantoCicale ma mica poi tantoSole rosso fa l′arancia di lassùLuna gialla fa il limone di quaggiùPer cui la qualeCicale, cicale, cicaleNon voglio fare l’altalena se giùIo sto bene dove ci sei tuCica′, cica’E questo è brutto e questo è belloChi lo saMerlo del castello vola e vaCica’, cica′Io sto quaDi chi sta maleCicale, cicale, cicaleDi chi fa il piantoCicale ma mica poi tantoSole rosso fa l′arancia di lassùLuna gialla fa il limone di quaggiùPer cui la qualeCicale, cicale, cicaleNon voglio fare l’altalena su e giùIo sto′ bene dove ci sei tuCica’, cica′E questo è brutto e questo è belloChi lo saMerlo del castello vola e vaCica’, cica′Io sto quaE le cicaleCicale, cicale, cicaleE la formicaInvece non cicale micaAutomobili, telefoni, tivùNella scatola del mondo io e tuPer cui la qualeCicale, cicale, cicale
Il ciclone biondo che ha rivoluzionato il sabato sera
In quegli anni di transizione e di grandi cambiamenti per il nostro Paese, la televisione aveva bisogno di facce nuove, di energia pura. E chi meglio di una ballerina italo-americana, con una flessibilità pazzesca e un sorriso che bucava lo schermo, poteva incarnare questa rivoluzione? Quando si parla di Heather Parisi, cicale è l’associazione immediata, un binomio inscindibile nella storia dello spettacolo italiano.
Le sue spaccate in volo, i suoi scaldamuscoli colorati e quel celeberrimo movimento delle mani chiuse a pugno strofinate sul busto (che cercava di imitare il frinire dell’insetto) diventarono un vero e proprio rito collettivo. La coreografia de le cicale canzone la provavamo tutti davanti allo specchio dell’ingresso, bambini e adulti, senza distinzione. Era una sigla, certo, ma per noi era molto di più: era una promessa di divertimento, una ventata di aria fresca che spazzava via le preoccupazioni della settimana. La magia della canzone cicale di Heather Parisi stava proprio lì, in quella sua innata capacità di farci sentire leggeri, catapultandoci in un mondo scintillante fatto di lustrini e paillettes.
Un manifesto di leggerezza e voglia di vivere
Spesso, ripensando a quegli anni, mi capita di canticchiare distrattamente “e le cicale… cicale cicale cicale”, e mi rendo conto di quanto quel ritornello fosse un vero e proprio mantra. Oggi, con gli occhi di un adulto, mi piace soffermarmi su cosa rappresentasse davvero la canzone le cicale in quel preciso momento storico.
Era un inno alla spensieratezza. Il testo capovolgeva senza troppi complimenti la vecchia morale della favola di Esopo: se a scuola ci insegnavano che bisognava essere formiche laboriose, la televisione ci diceva che “della formica, invece, non ci importa mica”. Volevamo essere cicale, volevamo goderci l’estate, lo spettacolo, la bellezza effimera del momento. Ascoltare le cicale di heather parisi ci dava il permesso di abbassare la guardia, di celebrare la gioia di vivere senza pensare troppo al domani, proprio come quegli insetti che passano la loro breve stagione a cantare sotto il sole a picco. E vi assicuro che, se oggi mettiamo sul piatto le cicale di heather parisi, quell’effetto scacciapensieri funziona ancora a meraviglia.

Curiosità che forse non tutti sanno (ma che è bello ricordare)
Quando ci si ritrova qui sul blog a sfogliare l’album dei ricordi, c’è sempre spazio per approfondire quei dettagli che, all’epoca, magari ci sfuggivano mentre eravamo troppo impegnati a ballare. Ecco alcune delle domande che mi fate più spesso e che svelano i retroscena di questo mito.
- Ma chi ha scritto la canzone cicale?
Dietro a un capolavoro pop c’è sempre un team di geni. La musica e le parole di questo pezzo non sono nate per caso, ma dalla penna di alcuni dei più grandi autori della nostra televisione: Alberto Testa, Tony De Vita, Silvio Testi, il mitico coreografo Franco Miseria e… rullo di tamburi… Antonio Ricci! Sì, proprio il papà di Striscia la Notizia. Con l’arrangiamento travolgente di Fio Zanotti, questa squadra formidabile cucì addosso alla Parisi un abito sonoro perfetto, capace di vendere centinaia di migliaia di copie. - E qual è il significato della canzone Cicale?
Come vi accennavo prima, il brano è una geniale rilettura in chiave moderna e pop della favola “La cicala e la formica”. Ma c’è una sfumatura in più: la canzone è un elogio al mondo dello spettacolo, all’arte e a chi vive per intrattenere. Chi fa spettacolo (il “carnevale”, come dice il testo) è un po’ una cicala: spende tutte le sue energie per donare gioia e sorrisi al pubblico (“di chi fa il pianto, ma mica poi tanto…”). È un manifesto di chi sceglie l’arte e l’allegria contro il grigiore del puro dovere. - Che fine ha fatto Heather Parisi?
Molti di voi chiedono spesso dove sia finita quella ragazza dal caschetto biondo esplosivo. Ebbene, Heather ha cambiato vita e continente: dal 2011 vive stabilmente a Hong Kong insieme al marito Umberto Maria Anzolin e ai loro due gemelli. Sebbene si sia allontanata fisicamente dalla televisione italiana, non è affatto sparita dai radar. È molto attiva sui social media, dove condivide scorci della sua quotidianità asiatica e spesso non le manda a dire, restando quella donna dal carattere forte e senza filtri che abbiamo imparato a conoscere fin dagli anni ’80. Negli ultimi anni l’abbiamo anche rivista in Italia in alcune ospitate televisive di spicco, dimostrando che, nonostante il tempo passi, la sua grinta è rimasta la stessa di quando sgambettava sul palco di Fantastico.

