Il Mago Pancione Etcì: Quando la magia iniziava con uno starnuto
“Eeeeee… etciù!”. Salute! Ti ricordi cosa succedeva quando da piccoli sentivamo qualcuno starnutire o sbadigliare? La nostra mente non pensava a un raffreddore, ma volava subito a una vecchia anfora polverosa con una faccia buffa disegnata sopra. Oggi voglio tornare indietro nel tempo e fare due chiacchiere su uno dei cartoni animati più esilaranti e strampalati della nostra infanzia. Prepara i fazzoletti (non per piangere, ma per soffiare il naso!), perché oggi parliamo de il mago pancione.
Quante volte abbiamo provato a starnutire di proposito davanti a una bottiglia sperando che ne uscisse un genio pasticcione? Riviviamo insieme questa magia.
Trama: Desideri strampalati e disastri assicurati
La genialità de il mago pancione Etcì stava tutta nella sua premessa semplice ma esilarante. La storia segue le vicende di Kanchan (spesso chiamato semplicemente Kan o Ken in alcune traduzioni), un bambino giapponese un po’ sfortunato, pigro e costantemente preso di mira dal bullo del quartiere.
Un giorno, nascosta in soffitta, Kanchan trova una strana anfora. Casualmente starnutisce e… puf! Con un sonoro “Arappapà!”, dall’anfora esce un genio enorme, rotondo e baffuto. Da quel momento, chiunque starnutisca diventa il padrone temporaneo del genio, che ha il compito di esaudire i suoi desideri. Il problema? Questo genio è incredibilmente imbranato! La sua magia, che fa scaturire da un buffo bastone, finisce regolarmente per ritorcersi contro Kanchan, creando situazioni comiche e disastri colossali. Era la versione nipponica e tragicomica della lampada di Aladino!
Cast o Personaggi: Una famiglia magica e combinaguai
Il vero punto di forza di questo cartone animato anni ’80 erano i suoi personaggi indimenticabili. Oltre al povero Kanchan, avevamo:
-
Il mago pancione (Etcì): Il protagonista assoluto. Grosso, ingenuo, ghiotto di polpette (gli hamburger nella versione originale) e terrorizzato dalla matematica e dai cani. Cercava sempre di fare del suo meglio, ma i risultati erano pietosi.
-
Sbadiglio (Akubi): La figlioletta del mago. Come suggerisce il nome, usciva dall’anfora ogni volta che qualcuno sbadigliava. A differenza del padre, lei era bravissima con la magia, ma era una peste! Si divertiva a sabotare i piani di Kanchan per puro divertimento.
-
Singhiozzo: La moglie del mago. Appariva più raramente (quando qualcuno aveva il singhiozzo, ovviamente) ed era la classica figura materna severa che rimetteva in riga tutta la famiglia.
-
Ganchan (Gottardo): Il bullo prepotente che tormentava il protagonista, spesso vittima (volontaria o meno) delle magie difettose del nostro genio.

Episodi e messa in onda: Un cult targato Tatsunoko
Prodotto dalla leggendaria Tatsunoko (la stessa casa produttrice di Yattaman e Gatchaman), l’anime originale risale addirittura al 1969 in Giappone (titolo originale: Hakushon Daimaou). In Italia, però, gli episodi del mago pancione sono arrivati sulle reti televisive locali all’inizio degli anni ’80, per un totale di 52 puntate (spesso divise in due mini-episodi ciascuna).
E poi c’era lei: l’indimenticabile sigla del mago pancione. Cantata da Andrea Lo Vecchio con il coro de Le Mele Verdi, aveva un motivetto così orecchiabile e scanzonato che ci ritrovavamo a canticchiare “Lui è un mago, un mago, un mago pancione…” anche mentre facevamo i compiti.
Dove rivederlo oggi
Se ti è venuta voglia di farti quattro risate genuine e cerchi il mago pancione in streaming, devi sapere che è considerato una vera chicca d’epoca. Non è sempre facilissimo trovarlo sui cataloghi principali come Netflix.
Tuttavia, le storiche serie della Tatsunoko spesso fanno capolino su piattaforme come Prime Video (nella sezione Anime Generation) o su canali gratuiti come Pluto TV. Per i collezionisti più accaniti, le edizioni in DVD curate da Yamato Video restano la soluzione perfetta per assicurarsi un posto in prima fila nella soffitta di Kanchan. Ovviamente, YouTube è sempre un ottimo rifugio per riguardare la sigla originale e far scendere una lacrimuccia di pura nostalgia.

Curiosità a suon di starnuti
Prima di riporre l’anfora in soffitta, rispondiamo a qualche curiosità che noi fan ci siamo sempre portati dietro fin dai banchi di scuola.
- Perché il mago ha il terrore dei bulldogs?
È una delle gag ricorrenti più divertenti del cartone! Essendo un genio un po’ codardo, Etcì è letteralmente terrorizzato dal cane randagio del quartiere, un bulldog che lo rincorre ogni volta che lo vede, costringendolo a fughe disperate (e a volte a rientrare nell’anfora in anticipo!). - Sbadiglio ha avuto una serie tutta sua?
Sì! Il personaggio di Sbadiglio divenne così popolare in Giappone che decenni dopo, nel 2001, è stata prodotta una serie spin-off incentrata solo su di lei, intitolata Yobarete Tobidete Akubi-chan (da noi conosciuta come Sbadiglio magica peste). - Qual era la “formula magica” di Etcì?
Quando veniva evocato o faceva una magia, esclamava sempre “Arappapà!”. È diventato un vero e proprio tormentone nei cortili delle scuole elementari italiane! - Esiste un finale della serie?
Assolutamente sì, ed è insolitamente commovente per una serie comica. Nell’ultimo episodio, il genio e sua figlia devono tornare definitivamente nel mondo magico. Il saluto tra il mago, Sbadiglio e Kanchan ci ha fatto versare fiumi di lacrime!

