Ci sono suoni e grida di battaglia della nostra infanzia che sono rimasti letteralmente magnetizzati nella nostra memoria. L’eco di un pugno a razzo che fende l’aria, il ronzio di un raggio laser o il rombo di una navicella che decolla da una base segreta.
Nei nostri pomeriggi d’oro, i difensori della Terra non erano mai troppi. Ci esaltavamo nel vedere i piloti calarsi nelle immense cabine di comando per pilotare Il grande Mazinga e Mazinga Z, sognavamo lo spazio profondo con le alabarde spaziali di Ufo Robot Goldrake, subivamo il fascino mistico de I Cavalieri dello zodiaco e ci facevamo venire i brividi con le risate cupe di Fantaman. Ma tra tutti questi colossi, ce n’era uno che aveva una marcia in più: un eroe ribelle, armato di guanti di pelle e di una moto da corsa, che non si limitava a guidare un robot, ma diventava il robot, parliamo di Jeeg Robot d’acciaio (il cui titolo originale giapponese è Kōtetsu Jīgu).
Creato dal genio inesauribile di Gō Nagai (il padre di quasi tutti i super robot dell’epoca) e dal disegnatore Tatsuya Yasuda, l’anime ha rivoluzionato il concetto stesso di mecha. Non avevamo più un goffo veicolo meccanico, ma un gigante formato da giunture magnetiche, capace di assemblarsi in volo e di cambiare configurazione a seconda del nemico. La serie ha mescolato per la prima volta la fantascienza pura con l’antica mitologia giapponese, regalandoci atmosfere epiche, cupe e intrise di mistero.
Trama
La storia ruota attorno a Hiroshi Shiba, un giovane e scavezzacollo campione di Formula 1, pilota di auto e moto. La sua vita viene sconvolta quando l’antico e malvagio popolo Yamatai, risvegliatosi da un sonno millenario, emerge dalle viscere della Terra per conquistarla. Alla guida di questo impero c’è la spietata Regina Himika, affiancata dai suoi ministri e dai temibili Mostri Haniwa (giganti di roccia e terracotta).
L’unico in grado di fermarli è il padre di Hiroshi, il Professor Shiba, un brillante scienziato e archeologo. Prima di essere ucciso dai sicari di Himika, il professore riesce a trasferire la propria coscienza in un supercomputer e a svelare a Hiroshi un segreto incredibile: da bambino, dopo un gravissimo incidente, Hiroshi era stato salvato dal padre che gli aveva miniaturizzato e impiantato nel petto una misteriosa e potentissima reliquia antica, la Campana di Bronzo. Questo artefatto rende Hiroshi invulnerabile e gli conferisce il potere di trasformarsi nella testa di un colossale robot guerriero: Jeeg d’acciaio! Per combattere, Hiroshi ha però bisogno di un corpo. È qui che entra in gioco la dolce e coraggiosa Miwa Uzuki, che pilota la navicella Big Shooter e lancia dal cielo i componenti magnetici che vanno ad agganciarsi alla testa di Hiroshi, formando il titanico Jeeg.
Cast o Personaggi
I personaggi di questa serie sono scolpiti nella leggenda, con un tasso di drammaticità altissimo:
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Hiroshi Shiba: Il protagonista. Un eroe atipico, inizialmente egoista, arrogante e riluttante ad accettare il suo destino, ma che maturerà fino a diventare un baluardo per l’umanità.
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Miwa Uzuki: L’indispensabile pilota del Big Shooter. Orfana, cresciuta dal Professor Shiba, è il supporto tattico e morale di Hiroshi. Senza di lei, Jeeg sarebbe solo una testa rotolante!
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Professor Senjiro Shiba: Il padre di Hiroshi. Pur essendo morto fisicamente nel primo episodio, la sua mente guida Hiroshi dal computer della Base Antiatomica.
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Kikue Shiba: La dolce e sofferente madre di Hiroshi.
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Mayumi Shiba: La tenera sorellina minore di Hiroshi.
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Don e Pancho (Don Myōjin e Pancho): La fondamentale spalla comica. Tentano goffamente di emulare Jeeg costruendo il disastroso e buffo “Mechadon”, un robottino fatto di rottami che finisce sempre in mille pezzi.
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Regina Himika: La sovrana dell’Impero Yamatai, una strega potentissima e terrificante.
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L’Imperatore del Drago: Il malvagio tiranno che prenderà il posto di Himika nella seconda parte della serie, alzando ulteriormente il livello di crudeltà.

Episodi e messa in onda
In Giappone, Kōtetsu Jīgu fu trasmesso dal 1975 al 1976, contando 46 adrenalinici episodi prodotti dalla Toei Animation.
In Italia, il mito di Jeeg esplose nei primi mesi del 1979, trasmesso inizialmente sulle reti locali. Fu un successo senza precedenti, amplificato a dismisura dalla celeberrima sigla italiana “Jeeg Robot”, cantata dal compianto Fogus (pseudonimo del musicista Roberto Fogu), basata su una base musicale giapponese riarrangiata e con quel “Corri ragazzo laggiù…” che tutti noi abbiamo cantato almeno a squarciagola una volta nella vita.
Differenza tra Il grande mazinaga, mazinga z, Ufo Robot Goldrake e questo cartone
Questa è la domanda che spesso faceva litigare noi ragazzini nei cortili! Sebbene tutti facciano parte della macro-famiglia dei “Super Robot” anni ’70 ideati da Gō Nagai, la differenza concettuale è enorme.
In Mazinga Z, Il grande Mazinga e Ufo Robot Goldrake, gli eroi (Koji, Tetsuya e Actarus) sono dei piloti. Si siedono all’interno di una navicella (l’Aliante Slittante, il Brain Condor o lo Spacer) che si aggancia alla testa del robot, fungendo da cabina di comando. Il robot è una macchina esterna, per quanto potentissima. In Jeeg Robot d’acciaio, invece, Hiroshi non pilota un veicolo: lui stesso si trasforma fisicamente nella testa del robot (diventando un cyborg a tutti gli effetti). Inoltre, mentre i Mazinga e Goldrake sono pezzi unici e solidi, il corpo di Jeeg è composto da pezzi separati tenuti insieme solo da potenti campi magnetici, il che gli permette di “sganciarsi” al volo per schivare colpi o di sostituire le braccia con armi specifiche (come i Missili Perforanti o i famosi Scudi Rotanti) lanciate tempestivamente da Miwa.

Dove rivederlo oggi
Se la nostalgia del raggio protonico si fa sentire forte, ritrovare Hiroshi e Miwa oggi è fortunatamente molto semplice.
L’intera serie classica è spesso disponibile nel catalogo streaming del canale Anime Generation (ospitato su Amazon Prime Video). Per chi, come noi, ama toccare con mano i propri ricordi ed esporli fieri in salotto, Yamato Video ha realizzato degli splendidi cofanetti da collezione in DVD e Blu-ray, completamente restaurati.
Sequel, film, libri o anime
L’eredità magnetica di Jeeg non si è mai esaurita:
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Manga originale: In concomitanza con l’anime, uscì il manga disegnato da Tatsuya Yasuda e scritto da Nagai, con alcune differenze di trama e toni spesso più cupi.
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Shin Jeeg Robot d’acciaio (Kotetsushin Jeeg): Nel 2007, a oltre trent’anni di distanza, è stato realizzato uno splendido anime di 13 episodi che funge da vero e proprio sequel. In questa serie ritroviamo un nuovo protagonista (Kenji), ma assistiamo al ritorno trionfale del vecchio Hiroshi Shiba e della Campana di Bronzo.
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Lo chiamavano Jeeg Robot (Film del 2015): Pur non essendo un prodotto di animazione giapponese, non possiamo non citare il capolavoro cinematografico italiano diretto da Gabriele Mainetti, che omaggia dichiaratamente il mito di Jeeg calandolo nella cruda realtà delle periferie romane.

Giochi (anche giochi in scatola, da tavolo etc, ma solo se sono presenti)
Il vero impatto di Jeeg sui nostri pomeriggi si è visto sul tappeto del salotto! Negli anni ’70 e ’80, la Takara (e in Italia la Gig) distribuì i mitici giocattoli magnetici della linea Microman e I Magnifici Magnetici. L’action figure di Jeeg, con le sue giunture a calamita sferica che permettevano di staccare e riattaccare gambe e braccia, fu un vero e proprio status symbol nei cortili. Curiosità pazzesca: il famoso giocattolo americano del “Baron Karza” dei Micronauts utilizzava esattamente la stessa tecnologia magnetica di Jeeg! Per quanto riguarda i videogiochi, Jeeg è da decenni una presenza fissa e amatissima nella storica saga strategica giapponese Super Robot Wars (Super Robot Taisen), dove combatte spalla a spalla proprio con i vari Mazinga, Goldrake e i Getter.
Faq
Prima di sganciare i componenti e tornare alla vita reale, rispondiamo alle domande storiche!
- È vero che la sigla italiana di Jeeg Robot è cantata da Piero Pelù?
No, questa è forse la più grande e diffusa leggenda metropolitana del web italiano! La sigla originale del 1979 è cantata da Roberto Fogu (in arte Fogus). La voce graffiante e particolarissima di Fogus ha tratto in inganno molti fan negli anni. Tuttavia, Piero Pelù (che ne è sempre stato grande fan) ha effettivamente realizzato una cover ufficiale del brano nel 2008, omaggiando proprio la versione storica! - Come fa Hiroshi a diventare la testa di Jeeg?
Hiroshi indossa un paio di guanti speciali creati dal padre. Unendo le mani a pugno e sprigionando l’energia della Campana di Bronzo che ha nel petto, il suo corpo subisce una metamorfosi fisica (avvolta da un’energia verde), comprimendosi e trasformandosi nella “testa” meccanica del robot, alla quale poi si agganciano i componenti magnetici lanciati dal Big Shooter. - Che cos’è il cavallo Pansaroid?
Verso metà della serie, per affrontare mostri sempre più veloci, a Jeeg viene affiancato un componente formidabile: il Modulo Antares (Pansaroid in originale). Si tratta di un gigantesco corpo equino meccanico. Jeeg, agganciandosi magneticamente a esso senza le gambe umane, si trasforma in un inarrestabile e maestoso centauro corazzato.

