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Home » L’allenatore nel pallone
Film Cult

L’allenatore nel pallone

Giuseppe CastelliBy Giuseppe Castelli7 Mins Read34 Views
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l'allenatore nel pallone
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Modulo 5-5-5 e Bi-Zona: la lezione di calcio (folle) di Oronzo Canà

Ci sono film che non ho semplicemente visto: li ho vissuti. L’allenatore nel pallone è uno di quelli. Se capolavori indimenticabili come La storia infinita ci facevano volare sulle ali della fantasia e i viaggi rocamboleschi di Ritorno al futuro ci incollavano allo schermo sognando macchine del tempo, le disavventure della Longobarda ci riportavano dritti alla nostra rassicurante e comica quotidianità.

Ogni volta che lo ripenso mi tornano in mente i pomeriggi passati davanti alla TV, l’odore di casa, le risate condivise con amici e familiari, e quel modo tutto italiano di prendere il calcio sul serio… ma fino a un certo punto.

Parlare oggi de L’allenatore nel pallone significa parlare di un’epoca in cui il calcio era ancora fatto di figurine Panini, radioline allo stadio e frasi urlate nei bar. E anche quando negli anni successivi il cinema ci avrebbe regalato i sorrisi bagnati di lacrime de La vita è bella, l’intensità drammatica de Il miglio verde o le profonde riflessioni di The Truman Show, la commedia di Lino Banfi restava per noi un porto sicuro, un angolo di leggerezza dove rifugiarsi. Un film che, senza volerlo troppo, è diventato un pezzo insostituibile di memoria collettiva.

E sì, ogni volta che sento il nome Oronzo Canà, un sorriso mi scappa ancora.

Il film in breve

L’allenatore nel pallone esce nel 1984, diretto da Sergio Martino, in un periodo in cui la commedia italiana stava cambiando pelle ma riusciva ancora a colpire nel segno.

È una commedia sportiva, certo, ma anche una satira affettuosa del calcio italiano, quello delle provinciali, dei presidenti stravaganti e delle illusioni da salvezza miracolosa. Il contesto storico è fondamentale: siamo negli anni in cui il calcio domina la conversazione nazionale e la domenica pomeriggio è quasi sacra.

Questo film nasce lì, e lì affonda le sue radici.

Trama: il calcio come lo ricordiamo (e lo ridiamo)

Oronzo Canà è un allenatore di provincia, abituato alla Serie B e considerato tutt’altro che un genio della panchina. Il suo sogno, però, è allenare almeno una volta in Serie A, ispirandosi al suo mito Nils Liedholm, di cui imita atteggiamenti e stile. L’occasione arriva quando il presidente Borlotti lo chiama a guidare la Longobarda, appena promossa nella massima categoria.

Le promesse di un mercato stellare si rivelano presto illusioni: nessun grande campione arriva e, anzi, i migliori giocatori vengono ceduti. Disperato ma determinato, Canà vola in Brasile alla ricerca di un talento nascosto, tra truffe, equivoci grotteschi e situazioni assurde, fino a scoprire Aristoteles, un giovane attaccante sconosciuto ma dal grande potenziale.

Il campionato inizia malissimo e la Longobarda colleziona sconfitte su sconfitte, ma Canà riesce a ricompattare la squadra e a valorizzare Aristoteles, che diventa decisivo con i suoi gol. Quando il brasiliano si infortuna per colpa di un compagno geloso, la squadra ricade nella crisi e torna a rischiare la retrocessione.

Dopo una lunga serie di disavventure, squalifiche e partite sfortunate, Aristoteles rientra proprio nel momento decisivo. Alla vigilia dell’ultima gara, Borlotti rivela a Canà di averlo scelto apposta per retrocedere e gli impone di perdere. L’allenatore inizialmente obbedisce, ma poi, spinto dall’orgoglio, manda in campo Aristoteles, che ribalta il risultato e salva la Longobarda.

La vittoria costa a Canà l’esonero, ma lo consacra eroe agli occhi dei tifosi. Il film si chiude con il suo trionfo morale e una memorabile battuta finale che suggella, in chiave comica, la rivincita dell’allenatore più improbabile della Serie A.

Cast e personaggi indimenticabili

Qui bisogna fermarsi un attimo.

Perché senza Lino Banfi, L’allenatore nel pallone semplicemente non esisterebbe. Il suo Oronzo Canà è una maschera perfetta: esagerata, ingenua, furba e profondamente umana. Banfi riesce a rendere credibile anche l’assurdo, e lo fa con una naturalezza disarmante.

Accanto a lui troviamo volti che hanno fatto la storia della commedia italiana e una serie di caratteristi memorabili. Ma è Aristoteles a rubare la scena: simbolo di quel calcio esotico e mitizzato che negli anni ’80 sembrava la soluzione a tutti i problemi.

Curiosamente, questo film ha segnato la carriera di Banfi più di tanti altri, consacrandolo definitivamente come icona popolare.

aristoteles

Perché è diventato un film cult

Un film diventa cult quando smette di appartenere solo al cinema e inizia a vivere nelle persone.

Le frasi di Oronzo Canà sono entrate nel linguaggio comune. Le scene sono citate, imitate, ricordate. La colonna sonora accompagna ancora oggi clip e meme. E lo stile visivo, così legato alla sua epoca, non invecchia: diventa riconoscibile.

L’allenatore nel pallone è diventato cult perché non prende in giro il calcio, ma lo ama. Ne esagera i difetti, sì, ma con affetto. E chi ama il calcio lo sente.

Incassi al cinema e successo commerciale

All’uscita, il film ottenne un grande successo di pubblico, diventando uno dei titoli più visti della stagione. Non parliamo di cifre astronomiche come i kolossal, ma di un risultato solidissimo per una commedia italiana.

Il vero successo, però, è arrivato dopo. Con le repliche televisive, le videocassette, i DVD. Un successo duraturo, che ha trasformato il film in un appuntamento fisso, quasi rituale.

Ancora oggi è uno di quei film che, se lo trovi in TV, lasci lì. Anche se lo sai a memoria.

Accoglienza della critica

All’epoca, la critica fu piuttosto tiepida. Come spesso accade con le commedie popolari, l’allenatore nel pallone venne visto come un film leggero, senza grandi pretese.

Col tempo, però, la prospettiva è cambiata. Oggi viene rivalutato come specchio di un’epoca, capace di raccontare il calcio e l’Italia degli anni ’80 meglio di tanti film “seri”.

Non ha vinto premi importanti, ma ha vinto qualcosa di più raro: la memoria affettiva del pubblico.

Curiosità e retroscena

Una delle curiosità più note è che il personaggio di Oronzo Canà fu così amato da portare, molti anni dopo, a un sequel: allenatore nel pallone 2 (L’allenatore nel pallone 2, 2008).

Un film che divide: per alcuni un omaggio, per altri un’operazione nostalgia. Ma che dimostra quanto il personaggio fosse rimasto vivo.

Molte scene furono girate in veri stadi italiani, e diversi riferimenti al calcio reale dell’epoca sono tutt’altro che casuali. Alcuni errori di scena sono diventati parte del divertimento, notati solo dopo decine di visioni.

oronzo canà

Dove vederlo oggi

Oggi l’allenatore nel pallone è facilmente reperibile.

È disponibile in streaming su piattaforme on demand, spesso a noleggio o incluso nei cataloghi a rotazione. Si trova anche in DVD e, per i più nostalgici, nelle collezioni dedicate alla commedia italiana.

Il mio consiglio? Rivederlo in compagnia. Perché è un film che funziona meglio condiviso.

FAQ

  1. Dove è stato girato L’allenatore nel pallone 2?
    L’allenatore nel pallone 2 è stato girato in diverse località italiane, con riprese effettuate principalmente a Roma e in alcuni stadi utilizzati come set per le partite.
  2. Come si chiamava L’allenatore nel pallone?
    L’allenatore si chiama Oronzo Canà, interpretato da Lino Banfi, uno dei personaggi più iconici del cinema comico italiano.

Conclusione: perché lo riguardo ancora oggi

Ogni volta che riguardo l’allenatore nel pallone mi rendo conto che non sto solo guardando un film. Sto tornando a un modo diverso di vivere il calcio, il cinema, persino la vita.

È un film che non ha bisogno di effetti speciali o trame complicate. Gli basta un personaggio, qualche battuta giusta e un enorme cuore.

E forse è proprio per questo che, dopo tanti anni, vale ancora la pena rivederlo. Per ridere, sì. Ma anche per ricordare chi eravamo quando bastava poco per divertirci davvero.

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Giuseppe Castelli
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