Super Vicky è uno di quei ricordi che, al solo nominarlo, fa scattare un interruttore magico nella memoria, riportandoci istantaneamente a quei pomeriggi passati sul divano con la merenda in mano. La televisione degli anni ’80 e ’90 era una fucina inesauribile di amici catodici che sentivamo un po’ nostri. Vi ricordate?I palinsesti erano un susseguirsi di emozioni: magari avevamo appena finito di commuoverci con i buoni sentimenti de Il mio amico Ricky, avevamo sognato di pattugliare le autostrade assolate della California guardando Chips, o ci eravamo fatti grandi risate con Il mio amico Arnold e viaggiavamo con la fantasia grazie agli effetti speciali de Il mio amico Ultraman. Eppure, quando partiva la sigletta allegra di questa sitcom (nota in patria con il titolo originale di Small Wonder), lo schermo si riempiva di una tenerezza tutta particolare. Quella bambina col vestitino rosso e bianco a pois, la voce metallica e la forza di un bulldozer, ci ha insegnato che per essere “umani” a volte serve solo un po’ di cuore, anche se è fatto di circuiti.
Trama
La storia ruota attorno alla famiglia Lawson. Ted, un geniale ingegnere cibernetico che lavora per l’azienda United Robotronics, costruisce segretamente un androide con le fattezze di una bambina di dieci anni. Il suo nome in codice è V.I.C.I. (Voice Input Child Identicant). Per permetterle di sviluppare un comportamento più simile a quello umano, Ted decide di portarla a casa e farla vivere con la moglie Joan e il figlio undicenne Jamie, facendola passare per una figlia adottiva.
Da quel momento inizia una vita quotidiana fatta di esilaranti equivoci, perché la famiglia Lawson deve fare di tutto per nascondere la vera natura di Vicky (così viene ribattezzata) al mondo esterno e, soprattutto, ai ficcanaso vicini di casa: la famiglia Brindle, capitanata dalla petulante e innamoratissima piccola Harriet. Tra compiti fatti alla velocità della luce, porte divelte per sbaglio e modi di dire presi un po’ troppo alla lettera, la vita in casa Lawson non sarà mai più la stessa.
Il confronto: Super Vicky vs. Mio padre è un extraterrestre (Cose dell’altro mondo)
Se cerchiamo una serie che condivida le stesse dinamiche da “segreto fantascientifico da nascondere ai vicini”, il paragone perfetto è con Mio padre è un extraterrestre (in originale Out of This World). Entrambe le sitcom si basano su gag legate all’occultamento di poteri sovrumani in un contesto di banale vita suburbana.
Tuttavia, le differenze di fondo sono affascinanti: Evie (la protagonista di Mio padre è un extraterrestre) è un’adolescente mezza aliena, provvista di sentimenti umani e alle prese con i classici drammi della crescita e del liceo. Vicky, al contrario, è una macchina pura che non prova emozioni (se non nelle ultimissime fasi dello show) e la cui comicità deriva proprio dalla sua totale assenza di empatia e dalla rigida applicazione della logica in un mondo umano spesso illogico.
Cast e Personaggi
Il successo di questa sitcom familiare poggiava su un cast che funzionava come un orologio svizzero:
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Tiffany Brissette (Vicky): Semplicemente geniale. Riuscire a recitare per anni senza mai sbattere le palpebre e mantenendo una postura rigida e una voce monocorde è stata un’impresa notevole per una bambina.
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Dick Christie (Ted Lawson): Il padre affettuoso e inventore, sempre pronto a coprire i disastri meccanici della sua “figlia” d’acciaio.
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Marla Pennington (Joan Lawson): La madre paziente e comprensiva, la bussola morale della famiglia.
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Jerry Supiran (Jamie Lawson): Il tipico fratello maggiore degli anni ’80, che spesso approfittava dei “superpoteri” di Vicky per farsi fare i compiti o riordinare la stanza.
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Emily Schulman (Harriet Brindle): La bambina dai capelli rossi, vicina di casa e perennemente innamorata di Jamie, con la sua inconfondibile vocina stridula.

Uscita nelle sale / Stagioni e messa in onda
Creata da Howard Leeds, Super Vicky debuttò negli Stati Uniti nel circuito della syndication nel settembre del 1985 e andò in onda fino al 1989. In totale vennero realizzate 4 stagioni per 96 episodi complessivi. In Italia divenne un appuntamento fisso amatissimo a partire dal 1986, trasmessa sulle reti Fininvest (prima su Canale 5 e poi stabilmente su Italia 1), accompagnando i nostri pomeriggi per intere generazioni grazie alle continue e fortunatissime repliche degli anni ’90.
Dove rivederlo oggi (streaming, TV o home video)
Purtroppo, a differenza di altre serie blasonate, le reti italiane oggi sembrano essersi dimenticate della famiglia Lawson, e lo show non è attualmente disponibile sui principali servizi di streaming nostrani (come Netflix o Prime Video). Il posto migliore per fare un tuffo nei ricordi resta YouTube, dove si possono rintracciare numerosi episodi completi caricati da appassionati in VHS-rip, con tanto di qualità video piacevolmente sgranata dell’epoca. Esistono anche i cofanetti DVD delle stagioni, ma sono perlopiù edizioni americane importate, prive della mitica traccia audio italiana.
Sequel, spin-off, remake o libri ispirati
A differenza di molti successi televisivi di quel decennio, Super Vicky non ha mai generato spin-off, né remake cinematografici moderni. La serie si è conclusa naturalmente con la quarta stagione. All’epoca c’erano rumor su un possibile reboot o un film per la TV che mostrasse Vicky da adulta, ma l’idea non andò mai in porto, forse perché gran parte della magia risiedeva proprio nell’avere come protagonista una bambina. Curiosamente, a parte qualche adattamento a fumetti in alcuni paesi asiatici, il franchise è rimasto intatto e circoscritto a quei meravigliosi anni ’80.

Videogiochi, merchandise o giocattoli a tema
È quasi un paradosso se ci pensate: il protagonista della serie è un robot che assomiglia a una bambola, eppure non venne mai prodotta una linea ufficiale di bambole o action figure di Super Vicky da lanciare sul mercato! Non esistono videogiochi ufficiali a 8-bit o merchandise su larga scala che ha varcato i confini oceanici, a parte qualche cestino per il pranzo (i famosi lunchbox americani) o qualche adesivo promozionale. Per noi bambini italiani, Vicky rimaneva un’amica confinata all’interno del televisore e tra le pagine del Radiocorriere TV o di Sorrisi e Canzoni.
FAQ
- Che cosa significa esattamente la sigla V.I.C.I.?
L’acronimo ideato dal creatore della serie, Ted Lawson, sta per Voice Input Child Identicant, che in italiano è stato spesso tradotto (o meglio, adattato) per mantenere il suono “Vicky” come nomignolo. - Perché la serie fu cancellata dopo quattro stagioni?
Non ci fu una vera e propria cancellazione per crollo di ascolti. Semplicemente, i bambini crescevano. Jerry Supiran (Jamie) stava diventando un adolescente e, soprattutto, Tiffany Brissette (Vicky) stava visibilmente crescendo, rendendo sempre meno credibile il fatto che fosse un robot che, in teoria, non avrebbe mai dovuto invecchiare o cambiare statura. - Che fine ha fatto Jerry Supiran, l’attore che interpretava Jamie?
Purtroppo la sua storia è diventata un monito sui pericoli di Hollywood per i baby attori. Dopo aver guadagnato molto da giovane, ha perso gran parte del suo patrimonio a causa di scelte finanziarie sbagliate (e di alcune persone che avrebbero approfittato di lui), arrivando sfortunatamente a vivere per un periodo come senzatetto, prima di cercare faticosamente di rimettere in sesto la propria vita lontano dai riflettori.

