Emiglio è meglio: storia del robot che ci ha rubato il cuore (e il portafoglio di papà)
Oggi voglio sbloccarvi un ricordo che, sono sicuro, vi farà scendere una lacrimuccia. Chiudete gli occhi e tornate indietro nel tempo, seduti sul tappeto del salotto davanti alla TV. Parte la pubblicità e sentite quel ritornello elettronico che vi entra in testa per non uscirne più. Avete già capito, vero?
Sto parlando di lui, il sogno proibito di ogni bambino, il compagno di giochi definitivo: Emiglio è meglio. Non era solo uno slogan, era una verità assoluta per noi piccoli. In un’epoca in cui la tecnologia iniziava a fare capolino nelle nostre camerette, Emiglio non era un semplice ammasso di plastica: era il maggiordomo spaziale che tutti volevamo. Oggi vi racconto perché questo robot è diventato una leggenda e perché, ancora oggi, ne siamo così ossessionati.
Il giocattolo
Ma com’era fatto esattamente questo prodigio della Giochi Preziosi? Alto circa 53 centimetri (che per noi sembravano due metri), si muoveva su dei cingoli che facevano un rumore infernale ma bellissimo. La cosa che rendeva emiglio il meglio robot sul mercato, però, non era solo il movimento.
Era il design. Aveva quel vassoio arancione che prometteva di portarti la merenda direttamente dal frigo al divano (spoiler: cadeva tutto prima di arrivare, ma l’intenzione c’era). E poi c’erano gli occhi che si illuminavano, ma soprattutto c’era “Il Zainetto”: il radiocomando.
Non era un semplice joystick. Te lo mettevi al collo, impugnavi la maniglia e parlavi dentro la griglia. La tua voce usciva dal robot trasformata, metallica, spaziale. Quante volte abbiamo spaventato il gatto o fatto scherzi alla nonna nascondendo il robot dietro la porta? In quel momento ci sentivamo padroni del futuro. Per noi bambini di allora, emiglio il meglio lo rappresentava davvero: era l’amico fedele che obbediva a ogni comando.
Quanto costava
Qui arriviamo alle note dolenti. Se avete avuto Emiglio, eravate i re del cortile. Se non l’avete avuto… beh, probabilmente è perché i vostri genitori, sentendo il prezzo, sono sbiancati.
Negli anni d’oro della sua diffusione (metà anni ’90), Emiglio costava una cifra astronomica: si parlava di circa 250.000 – 300.000 Lire. Per intenderci, con quei soldi ci si faceva una spesa per settimane! Era un giocattolo di lusso, spesso il regalo “collettivo” di Natale da parte di nonni e zii messi insieme.
Ricordo ancora le lettere a Babbo Natale in cui, magari per la fretta o l’emozione, sbagliavamo pure a scrivere il nome. Quanti di noi hanno scritto emilio è meglio sulla letterina, sperando che il corriere del Polo Nord capisse lo stesso? Il prezzo era alto, ma il valore affettivo che ha lasciato nei nostri ricordi è incalcolabile.

Le rivisitazioni fino ai giorni nostri
Come tutte le leggende, Emiglio non è mai andato via del tutto. La Giochi Preziosi ha capito che la nostalgia è una forza potente. Nel corso degli anni ci sono stati diversi tentativi di riportarlo in vita.
C’è stato il ritorno nei primi anni 2000 e poi versioni più recenti, come l’Emiglio del 2014, che si collegava allo smartphone e aveva braccia snodabili. Tecnologicamente superiore? Sicuramente. Ma i puristi storceranno il naso. C’è chi dice che, nonostante le app e il bluetooth, il vecchio emilio il meglio (perdonategli il refuso affettuoso) rimanga l’originale con i cingoli rumorosi.
Oggi, i collezionisti si scannano su eBay per un modello vintage funzionante, disposti a spendere cifre che farebbero impallidire il prezzo in Lire dell’epoca. Che sia la versione vintage o quella moderna, una cosa è certa: quel robottino con gli occhi luminosi e il vassoio porta-bibite rimarrà sempre nel nostro cuore.
Emiglio è meglio? Le risposte alle domande di noi nostalgici

Prima di chiudere questo tuffo nel passato, ho pensato di rispondere a qualche curiosità che salta fuori spesso tra noi appassionati. Tra quotazioni da capogiro e dubbi amletici sul nome corretto, ecco un piccolo recap per veri nostalgici. Siete pronti a rispolverare la memoria?
- Quanto costava Emiglio è meglio?
Ah, la domanda da un milione di dollari… o meglio, da 300.000 Lire! Sì, hai letto bene. A metà degli anni ’90, portarsi a casa il roboto Emiglio era un vero investimento per le famiglie italiane.Il prezzo di listino oscillava generalmente tra le 250.000 e le 300.000 Lire (circa 130-150 euro attuali, ma con un potere d’acquisto ben diverso all’epoca!). Per questo motivo, Emiglio non era il classico regalino da scartare così, su due piedi: era quasi sempre il “grande regalo” di Natale, quello frutto di una colletta strategica tra nonni, zii e genitori. Se ne avevi uno in salotto, sapevi di essere un bambino fortunato!
- Quanto vale il robot Emiglio?
Qui entriamo in un territorio affascinante, fatto di soffitte polverose e tesori nascosti. Se ne hai uno da qualche parte, ascolta bene: il valore dipende tantissimo dalle condizioni!
Facendo un giro tra i collezionisti oggi, la situazione è questa:
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Usato “vissuto”: Se il tuo Emiglio ha combattuto mille battaglie, è senza scatola e magari ha qualche acciacco (o non funziona proprio), il suo valore affettivo è immenso, ma quello economico si aggira tra i 30 e i 50 euro. Spesso vengono comprati come pezzi di ricambio o semplici oggetti d’arredamento vintage.
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Funzionante e ben tenuto: Se hai trattato il tuo amico robotico con i guanti bianchi, è completo di vassoio e il radiocomando (il famoso “zainetto”) fa ancora il suo dovere, il prezzo sale. Un modello vintage originale anni ’90 in buone condizioni viaggia tra gli 80 e i 150 euro.
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Il Sacro Graal (Nuovo in scatola): Qui parliamo di cifre serie. Se per miracolo hai un Emiglio originale ancora sigillato nella sua scatola, sei seduto su un piccolo tesoretto. I collezionisti sono disposti a pagare dai 200 fino ai 400 euro per rivivere l’esperienza dell’unboxing come se fosse il Natale del 1994.
Un consiglio da amico: Fai attenzione quando cerchi online. Spesso digitando emiglio il meglio robot potresti imbatterti nelle versioni più recenti (quelle uscite dopo il 2010 con app e design moderni). Quelle, anche se carine, valgono meno delle versioni storiche che ci facevano sognare da bambini.
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