Baby Sitter era quel momento esatto in cui i quaderni di scuola venivano finalmente chiusi, lasciando spazio al profumo della merenda e al rassicurante ronzio del televisore. Se torno indietro nel tempo mi sembra ancora di sentire quella sigla spensierata che ci invitava a entrare in una casa caotica ma piena d’affetto, dove un ragazzo come tanti si trovava a fare da fratello maggiore a chi ne aveva bisogno.
In quegli anni meravigliosi la TV ci offriva una compagnia per ogni stato d’animo. Ci eravamo già affezionati ai piccoli e innocenti disastri domestici de Il mio amico Ricky, avevamo imparato a conoscere l’amicizia tra i banchi dell’esclusivo collegio de L’albero delle mele, ci sentivamo a casa ordinando un caffè al bancone di Alice o esplodendo a ridere di fronte alle stranezze aliene di Alf.
Ma quando andava in onda questa sitcom, conosciuta in patria con il memorabile titolo originale di Charles in Charge, l’atmosfera cambiava. Non c’erano alieni o cameriere del sud, ma solo un simpatico e affascinante studente universitario che cercava di destreggiarsi tra esami, primi amori e l’educazione di tre ragazzini pestiferi. Era un piccolo assaggio di quell’indipendenza e di quelle dinamiche giovanili che avremmo poi amato alla follia, solo un decennio più tardi, tra i divani di Friends.
Trama
La storia segue le vicende di Charles, uno studente d’università diciannovenne dal cuore d’oro, che per mantenersi agli studi accetta un accordo particolare: vitto e alloggio gratuiti in cambio di aiuto in casa e, soprattutto, della cura dei tre figli della famiglia ospitante. Nella prima annata, Charles si trasferisce a casa della famiglia Pembroke, trovandosi a gestire i piccoli e grandi drammi quotidiani di adolescenti e bambini. Dalla seconda stagione, a causa del trasferimento dei Pembroke, Charles decide di restare nella stessa casa che viene però acquistata dalla famiglia Powell. Ed è qui che lo show trova la sua consacrazione definitiva. Aiutato (e spesso ostacolato!) dal suo migliore amico Buddie Lembeck, un ragazzo decisamente meno brillante ma di una simpatia contagiosa, Charles diventa molto più di un semplice “tato”: si trasforma in un vero e proprio punto di riferimento, un confidente e una guida preziosa per i giovani ragazzi della casa.
Il confronto: Baby Sitter vs. Casalingo Superpiù (Who’s the Boss?)
Se parliamo di “tati” televisivi entrati nel mito degli anni ’80, è impossibile non pensare a Casalingo Superpiù (Who’s the Boss?), con protagonista il grande Tony Danza. La premessa di fondo è simile (un uomo che viene assunto per occuparsi della casa e dei figli in una famiglia in cui i genitori naturali faticano a conciliare carriera e vita privata), ma il taglio è profondamente diverso. In Casalingo Superpiù, Tony è un uomo maturo, un ex giocatore di baseball italoamericano ed è, a tutti gli effetti, la figura paterna dello show, creando forti tensioni romantiche con la padrona di casa Angela. Baby Sitter, invece, è incentrato sui “teenager”: Charles è poco più di un ragazzino lui stesso. Le dinamiche esplorano il mondo dei primi appuntamenti, dei voti a scuola e della vita universitaria, rendendo la serie molto più vicina al mondo adolescenziale che a quello degli adulti.
Cast e Personaggi
Il successo travolgente della serie è indissolubilmente legato all’incredibile carisma del suo protagonista e del suo fidato compagno d’avventure:
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Scott Baio (Charles): Fresco del clamoroso successo di Happy Days (dove interpretava Chachi Arcola), Baio era l’idolo indiscusso delle ragazzine di tutto il mondo. Il suo Charles è dolce, responsabile, ma anche irresistibilmente comico.
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Willie Aames (Buddy Lembeck): L’imbranato, svogliato, eppure lealissimo migliore amico di Charles. Aames era già una star grazie alla serie La famiglia Bradford (era Tommy) e la sua spalla comica fu vitale per la sitcom.
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Nicole Eggert (Jamie Powell): La figlia maggiore dei Powell. Bellissima, ossessionata dai ragazzi e dallo shopping. Nicole diventerà in seguito famosissima indossando il costume rosso di Baywatch.
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Josie Davis (Sarah Powell): La figlia di mezzo, intelligente, sensibile e studiosa.
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Alexander Polinsky (Adam Powell): Il classico fratellino minore degli anni ’80, pestifero, furbo e sempre pronto alla battuta.

Uscita nelle sale / Stagioni e messa in onda
Creata da Michael Jacobs, la serie ha avuto un percorso produttivo decisamente insolito. Debuttò negli Stati Uniti sulla CBS nell’ottobre del 1984, ma venne inspiegabilmente cancellata dopo una sola stagione di 22 episodi per via di ascolti considerati troppo altalenanti. Il mercato delle repliche (la cosiddetta syndication), però, fece esplodere la popolarità dello show, spingendo a una vera e propria resurrezione nel 1987. Questa “seconda vita”, in cui fu introdotta la famiglia Powell, durò trionfalmente per altre 4 stagioni, portando il totale a 5 stagioni e 126 episodi, terminando nel 1990. In Italia lo show fu un vero e proprio tormentone pomeridiano alla fine degli anni ’80 e per tutti i primi anni ’90, transitando prima su circuiti locali come Odeon TV e poi sbarcando con successo sulle reti Fininvest.
Dove rivederlo oggi (streaming, TV o home video)
Fare un tuffo in casa Powell oggi, purtroppo, richiede una certa abilità da cercatore di tesori. La serie, infatti, è la grande assente dai cataloghi dei principali colossi dello streaming italiano come Netflix, Prime Video o Disney+. Saltuariamente, le piattaforme gratuite supportate da pubblicità come Pluto TV o canali del digitale terrestre dedicati al passato (come Warner TV) propongono qualche bella maratona nostalgica. I fan più fedeli si affidano quasi esclusivamente a YouTube, dove resistono vecchie registrazioni su nastro salvate miracolosamente, o ai cofanetti DVD (per lo più d’importazione americana e privi di audio italiano).
Sequel, spin-off, remake o libri ispirati
A differenza di molti altri franchise che hanno abusato della popolarità dei loro protagonisti, Baby Sitter si è conclusa naturalmente senza mai generare spin-off, film televisivi o stravaganti remake moderni. Il cerchio si chiuse nell’ultimo toccante episodio del 1990, quando Charles viene finalmente ammesso a Princeton per proseguire gli studi accademici, lasciando la casa dei Powell con un bagaglio di maturità incredibile. A oggi, nessuno ha mai osato fare un reboot della serie, conservando intatto l’alone di leggenda legato al volto sorridente di Scott Baio.

Videogiochi, merchandise o giocattoli a tema
Il mondo dei videogiochi a 8-bit, floridissimo all’epoca, ignorò del tutto le vicende del “tato” più amato d’America. Tuttavia, il “merchandise” vero e proprio passava dalle edicole. Scott Baio e Willie Aames erano letteralmente su tutte le copertine dei magazine per teenager del periodo (come Tiger Beat negli USA o gli equivalenti nostrani come Cioè). Le camerette degli adolescenti pullulavano di poster giganteschi di Charles, di toppe da cucire sui giubbotti di jeans e di scatti promozionali venduti come vere e proprie reliquie pop, a dimostrazione di come lo show fosse prima di tutto un enorme fenomeno di costume.
FAQ
- Perché nella prima stagione c’era una famiglia diversa?
Quando la serie venne cancellata dalla CBS al termine del primo anno, il cast originale fu liberato dai contratti. Nel momento in cui lo show venne resuscitato per la syndication (ben due anni dopo), gli attori che interpretavano la famiglia Pembroke non erano più disponibili. Gli sceneggiatori inventarono quindi il trasferimento dei Pembroke a Seattle, facendo subentrare la famiglia Powell nella stessa casa e giustificando la permanenza del personaggio di Charles. - Chi canta la famosa sigla originale della serie?
La memorabile canzone originale di Charles in Charge, che descrive in poche e orecchiabili strofe il nuovo ruolo in famiglia del protagonista, è stata composta da David Kurtz, Michael Jacobs e Al Burton. Ad interpretarla originariamente fu il cantante Shandi Sinnamon. - Charles e Jamie hanno mai avuto una storia romantica?
Sebbene Jamie (Nicole Eggert) cresca fisicamente e maturi molto durante lo show, diventando una giovane donna bellissima, il rapporto tra lei e Charles è sempre rimasto rigidamente platonico e puramente fraterno. Charles ha sempre agito come una figura protettiva, un confidente e un saggio consigliere, evitando qualsiasi implicazione sentimentale con la ragazza di cui, di fatto, era il tutore.

