Fantazoo (il cui titolo originale giapponese è Geragera Bōsu Monogatari, tratto dal fumetto olandese Boes) è il protagonista dei nostri ricordi di oggi.
Vi capita mai di sentire un accento buffo per strada e ritrovarvi all’improvviso a sorridere ripensando a quando eravamo piccoli? Negli anni d’oro della nostra infanzia abbiamo pianto per le dolci e tormentate storie di Piccoli problemi di cuore e cantato a squarciagola ai concerti dei Bee Hive con Kiss me Licia. Abbiamo viaggiato tra i Pirenei con Belle et Sebastien, esplorato i pascoli alpini di Sui monti con Annette e ci siamo commossi seguendo il lungo girovagare del piccolo Remì.
Ma c’era anche una fattoria strampalata, gestita da un bue in zoccoli di legno, che ci faceva ridere fino a farci mancare il respiro.
Nato nel 1987 da una strepitosa co-produzione tra i Paesi Bassi (Telecable Benelux B.V.) e il Giappone (Telescreen, in associazione con la celebre Saban Entertainment), questo cartone è un vero e proprio unicum dell’animazione. È basato sulla popolarissima striscia a fumetti olandese Boes, creata da Wil Raymakers e Thijs Wilms. A differenza di tante altre serie dell’epoca, qui non c’erano grandi drammi o nemici da sconfiggere: l’obiettivo era uno solo, farci ridere a crepapelle con gag visive surreali, ritmi frenetici e animali dalle abitudini a dir poco bizzarre.
Trama
La storia è tanto semplice quanto geniale. Seguiamo le avventure quotidiane di Alvaro, un bue (o toro) antropomorfo vestito con una salopette rossa e classici zoccoli di legno olandesi. Alvaro è il goffo e simpatico proprietario di una riserva naturale (il “Fantazoo” del titolo), un luogo dove coabitano pacificamente centinaia di specie animali diverse, dai leoni agli elefanti, dai pinguini agli struzzi.
Ogni giorno nella fattoria succede un disastro diverso: un animale ha un problema assurdo, il clima impazzisce, oppure arrivano visitatori indesiderati. Alvaro cerca di mantenere l’ordine armato di buona volontà (e spesso di un randello), ma finisce sistematicamente per peggiorare le cose, venendo schiacciato, lanciato in orbita o rincorso dai suoi stessi animali. Al suo fianco, a fare da “grillo parlante” (spesso inascoltato), c’è sempre la saggia ma brontolona tartaruga Camilla.
Cast o Personaggi
Ciò che ha reso questo cartone una leggenda in Italia è stato senza ombra di dubbio l’adattamento e lo stratosferico doppiaggio. I personaggi principali sono due, ma le loro voci valgono per mille:
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Alvaro (Boes): Il bue tuttofare. È irascibile, pasticcione ma dal cuore d’oro. In Italia è stato doppiato dal magistrale Massimo Giuliani, che gli ha donato un marcatissimo e spassoso accento romanesco. Le sue esclamazioni sono entrate nella storia!
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Camilla (Tad): La tartaruga (che in originale era in realtà maschio). È la spalla comica perfetta, pragmatica e pungente, che perde costantemente il guscio per i motivi più assurdi. In Italia è stata doppiata dalla bravissima Graziella Polesinanti, che l’ha caratterizzata con un formidabile accento toscano. I battibecchi tra il bue romano e la tartaruga fiorentina sono pura poesia comica!
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Gli altri animali: Non parlano quasi mai, limitandosi a versi assurdi o risate sguaiate che tormentano il povero Alvaro. C’è il cane Toby, l’elefante a cui si annoda la proboscide, lo struzzo fifone e persino una talpa cieca che spunta sempre nei momenti meno opportuni.
Episodi e messa in onda
La serie è composta da ben 104 episodi (che da noi venivano spesso accorpati in 52 puntate da 24 minuti circa).
In Italia, il ciclone Alvaro arrivò nel 1989, trasmesso originariamente sul circuito Odeon TV per poi passare, negli anni ’90, sulla mitica rete Junior TV e su diverse emittenti locali. Non aveva una sigla cantata in italiano particolarmente famosa, ma la sua musichetta originale allegra e scanzonata era il richiamo perfetto per incollarci al teleschermo.

Dove rivederlo oggi
Vuoi farti due risate genuine e risentire le mitiche sfuriate di Alvaro?
Essendo un cult legato soprattutto alle reti televisive locali degli anni ’90, oggi non è facilmente reperibile sulle principali piattaforme di streaming a pagamento. Tuttavia, come spesso accade per queste perle del passato, la community di YouTube è un vero tesoro: tantissimi appassionati hanno riversato in digitale le vecchie videocassette, salvando per sempre le indimenticabili voci di Massimo Giuliani e Graziella Polesinanti.
Sequel, film, libri o anime
Non ci sono state altre serie televisive, ma il brand ha una solida origine cartacea:
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I fumetti olandesi: Il successo di Alvaro è nato proprio sulla carta stampata. Le strisce a fumetti di Boes (prive di dialoghi, basate solo sulla comicità visiva) sono state pubblicate a partire dal 1980 in tantissimi quotidiani olandesi e internazionali, diventando un pezzo di storia del fumetto umoristico europeo.
Giochi
Nonostante l’assenza di grandi catene di merchandising nel nostro Paese rispetto ai giganti robotici, Fantazoo ha avuto la sua fetta di mercato:
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Peluche e Gadget: Nei Paesi Bassi e in parte dell’Europa del Nord, vennero prodotti tantissimi pupazzi di Alvaro e Camilla, oltre a quaderni, tazze e giochi da tavolo. In Italia era più difficile trovarli, ma alcuni fortunati bambini dell’epoca riuscirono a scovare nelle cartolerie le rarissime figure in PVC o i peluche d’importazione del simpatico bue con gli zoccoli.

Faq
Prima di rimettere gli attrezzi nel fienile e chiudere il recinto, ecco un paio di curiosità immancabili!
- Perché in Italia Alvaro parla in romano e Camilla in toscano?
È stata una geniale intuizione dei direttori del doppiaggio italiano dell’epoca! Poiché l’anime originale era molto incentrato su gag visive e slapstick (stile Tom & Jerry), l’uso di dialetti e accenti regionali fortissimi serviva a dare molto più colore e ritmo ai continui battibecchi tra i due protagonisti, rendendoli infinitamente più vicini e divertenti per il pubblico nostrano. Fu un successo clamoroso. - Ma Camilla è un maschio o una femmina?
Nel fumetto olandese e nella versione originale giapponese, la tartaruga (Tad) è un personaggio maschile, ed è il miglior amico e assistente di Alvaro. Nell’adattamento italiano si decise di cambiare il genere del personaggio in femminile, chiamandola Camilla, aggiungendo così una sfumatura ancora più comica alle loro continue “litigate da vecchia coppia”.

